La Via Appia, definita “Regina delle Strade”, rappresenta una delle più grandi imprese ingegneristiche del mondo antico. Costruita nel 312 a.C. per volontà del console Appio Claudio Cieco, questa strada collegava Roma a Brindisi, fungendo da arteria vitale per i commerci e i collegamenti verso Oriente. Il suo tracciato non solo ebbe un enorme impatto economico e militare nell’antica Roma, ma continuò a essere utilizzato anche nei secoli successivi, fino al Medioevo e oltre, come via di pellegrinaggio e comunicazione tra nord e sud.
Il tratto che attraversa Itri conserva intatta tutta la sua imponenza. L’antico lastricato in basalto, restaurato dall’imperatore Caracalla nel 216 d.C., si snoda parallelo alla moderna via Appia Nuova, attraversando le suggestive gole di Sant’Andrea. Ai lati, i marciapiedi in battuto testimoniano l’attenzione riservata ai viandanti.
Tra le bellezze archeologiche emergono le stazioni di sosta, dette “poste”, fondamentali per il cambio dei cavalli, e le mura poligonali che ne delimitano alcuni tratti. Qui si possono ammirare anche mausolei, ponti e ville che arricchivano il paesaggio della via Appia, oltre a una cisterna in opus incertum del I secolo a.C., esempio dell’ingegneria idraulica romana.
Percorrendo il tratto verso Fondi, l’Appia regala scorci di rara bellezza: uliveti secolari, agrumeti e la tipica vegetazione mediterranea, tra cui lecci, corbezzoli e pini marittimi. Il viaggio culmina con il ponte di epoca spagnola, voluto nel 1568 da Filippo II di Spagna, un’opera che unisce storia e natura in un connubio indimenticabile.
La Via Appia Antica è molto più di una strada: è un cammino attraverso i secoli, dove ogni pietra e ogni albero raccontano storie di uomini, viaggi e civiltà.

